Facciamo un gioco: cercate di recuperare nella memoria la lista degli invitati al vostro matrimonio. C’erano sicuramente i parenti stretti, gli amici più cari, le persone che in quel momento ritenevamo essere per noi imprescindibili. Recuperata la lista? Bene, ora valutate quanti di quelli fanno ancora parte della vostra vita in maniera essenziale. Se il numero supera il 15% della lista iniziale, non è andata malissimo.
Perché vi ho proposto questo piccolo esperimento? Le notizie degli ultimi anni raccontano drammi legati alla solitudine che hanno raggiunto vette mai toccate precedentemente. Parlo di solitudine emozionale, di quella solitudine che appare quando si ritiene di avere bisogno di parlare con qualcuno al quale davvero interessino le vicissitudini di chi chiede aiuto. L’interesse verso l’altro non si risolve con l’uscire a prendere un aperitivo o a farsi una pizza per una “chiacchierata” ma è offrire il proprio supporto emotivo, oppure operativo, per cercare di diminuire il disagio di chi in quel momento vive una fase di forte difficoltà.
I momenti di difficoltà sono dati da molteplici accadimenti: problemi finanziari, separazione, lutto, fare i conti con una malattia, insomma tutte cose che ognuno di noi conosce o ha sperimentato. Molti hanno la fortuna di avere un contorno sociale che li aiuta a superare il tutto ma sono sempre di più quelli che devono affrontare tutto il peso di certe situazioni, in completa solitudine. Una solitudine che non è data da assenza di familiari o di amici, bensì da un disinteresse a rendersi davvero disponibili da parte degli altri quanto meno ad un ascolto empatico e che non duri il tempo di uno Spritz.
Gli ultimi anni, soprattutto durante e dopo il Covid, hanno portato i nuclei familiari a chiudersi sempre di più nella propria tana, così come sempre più alti sono i muri che dividono una casa dall’altra al punto tale di non conoscere nemmeno i propri vicini. Questo distacco sociale ha prodotto in Italia, da gennaio ad agosto 2022, 351 suicidi e 391 tentativi suicidari. I dati, raccolti nel Report curato dall’Osservatorio suicidi della Fondazione Brf – Istituto per la ricerca in psichiatria e neuroscienze -, fotografano una situazione drammatica che non conosce differenze geografiche. Va tenuto presente che non tutti i tentativi vengono registrati e non tutti i suicidi vengono fatti apparire come tali.
Anche senza arrivare al gesto estremo, aumentano i casi di ritiro sociale, persone che decidono di rinunciare a vivere attivamente o per paura dei giudizi di una società delle apparenze, oppure perché hanno perso ogni speranza di poter migliorare la propria situazione avendo preso atto di un deserto sociale intorno a loro. L’economia sta distruggendo il tessuto sociale che una volta era il vero motore di una vita serena, producendo livelli di povertà, di emarginazione e di disturbi mentale legati alle situazioni contingenti che non riescono più ad essere controllate.
Cerchiamo di fare sempre più caso a quello che ci viene detto: è probabile che un semplice “quando ci vediamo” nasconda invece una richiesta d’aiuto da non ignorare.

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La solitudine del Grigio
Se c’è un insegnamento al quale nessuno sfugge, è che i fatti della vita non ci permettono di fare scelte secondo una logica di “o